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E’ il frutto della ricerca che Antonio Collisani condusse per molti decenni con interesse e passione.
Negli oggetti egli leggeva storie: quelle rappresentate pittoricamente
e in forme scultoree, e quella
dei
segni impressi nel manufatto dall’artigiano. La
forte carica
emozionale
non
offuscava in lui
ilvalore dell'approfondimento
scientifico e non gli impediva di dedicarsi a tecniche e metodi specialmente
appresi attraverso la pratica
del
restauro: negli
ultimi anni Cinquanta e per un
periodo piuttosto lungo trasformò il suo studio di magistrato in
laboratorio; ammucchiò i libri
sul pavimento in pile instabili e
riempì gli scaffali di boccettine, spazzolini,pennelli; il più difficile
restauro fu quello di un cratere a figure bianche. La varietà dei reperti
raccolti nel tempo e confluiti nella Collezione dimostra l'interesse per
ogni periodo storico e per ogni tipologia di bene archeologico. Il
repertorio della Collezione spazia cronologicamente dalla preistoria sino
all'età storica, dagli
strumenti litici in selce risalenti al neolitico,
dalla produzione vascolare preistorica e protostorica, sino
ai vasi e alla
produzione coroplastica riferibile ad un arco cronologico compreso fra il
periodo arcaico (VI sec. a.C.) ed il periodo tardoellenistico (II sec.
a.C.). A questi reperti si devono aggiungere i vetri policromi (balsamari,
pendenti, oggetti ornamentali) inquadrabili nel repertorio mediterraneo del
I millennio a.C. e dei primi quattro secoli d.C.; la classe dei bronzi
(fibule, braccialetti, collane, armille, placche, bronzetti) diversi tra
loro per tipologia ed inquadramento temporale (II millennio; II secolo a.C.)
tra i quali spicca un bronzetto di guerriero proveniente da Petralia
Sottana
(diventato il logo del
museo); una piccola collezione numismatica di periodo romano (fine III-I
sec. a.C.); arule (IV–I s e c . a . C . ) ed elementi architettonici (VI-IV
sec. a.C.).
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