La Grotta del Vecchiuzzo

 

Storia e ricerche

La scoperta della Grotta del Vecchiuzzo avvenne nel giugno del 1936 dopo due anni di instancabili ricerche ad opera di Antonio Collisani, a quel tempo ispettore onorario   di   Petralia   Sottana  e  di  altre località limitrofe. In realtà, la grotta era conosciuta già da molto tempo, essendo stata menzionata in una pubblicazione dell'inizio del XX secolo. Inoltre, le voci e le leggende popolari la disegnavano come un luogo misterioso e carico di suggestione. La convinzione di trovarsi di fronte ad un importante sito archeologico spinse Collisani ad insistere nella sua ricerca, portando alla luce, dopo due anni di tentativi, l'ingresso della grotta. Una prima relazione tecnica presentata da Collisani con Francesco Tropea, direttore della rivista madonita “Giglio di Roccia”, all'allora direttore del Museo Archeologico “A. Salinas”, Paolo Mingazzini, convinse lo stesso ad effettuare i primi sondaggi di scavo all'interno della grotta. In base ai ritrovamenti ceramici fu possibile inquadrare il giacimento archeologico nell'eneolitico. Dopo un anno, nel giugno del 1937, venne condotta da Mingazzini la prima campagna archeologica durante la quale venne scavata più della metà della caverna, ma fu giocoforza tralasciata tutta la parte più interna, ricoperta da materiale franato, che peraltro presentava una morfologia articolata in cunicoli e corridoi interrati e dunque più difficile da sondare. In seguito, nel 1938 si intraprese la seconda campagna di scavo, questa volta condotta da Jole Bovio Marconi, che riuscì a liberare ed indagare anche il settore più interno della grotta. La storia delle ricerche alla grotta del Vecchiuzzo si concluse, tra il 5 e il 14 dicembre nel 1966 con l'apertura di piccoli saggi: uno nell'ambiente terminale della  grotta  (S.4), gli altri tre (S.1, S.2, S.3) aperti in punti esplorati in precedenza. Ancora una volta non fu possibile mettere in luce alcun deposito archeologico intatto, ma solo lembi di terreno ricchi di materiali. L' esplorazione approfondita di tutta la grotta permise però agli studiosi di confermare i dati già riscontrati e di escludere definitivamente l'ipotesi di interventi umani atti a regolarizzare le superfici della profonda cavità naturale, che si presenta liscia e piana in alcuni tratti esclusivamente in virtù del tipo di frattura di stacco subito dalla roccia gessosa.

Il sito

Dai rilievi eseguiti dapprima da Meli e in seguito da Mannino, si poté cogliere la complessa morfologia del sito e la sua reale estensione, come si legge dalle pagine della monografia sulla grotta: “ la caverna si sviluppa con una galleria, larga per lo più m 5, come all'imboccatura, ma che arriva anche a m 6 (massimo) e m 3,50 (minimo); la galleria è quasi rettilinea, piega a destra con una prima deviazione di 20° a m 21,50 dall'imboccatura attuale e poi con una seconda a m 13,50 dalla prima, a questo punto a m 25 cioè    dall'imboccatura,   la cavità   si   restringe  a  m 2,30 e diventa un corridoio più stretto, che dopo una decina circa di metri, riprende ad allargarsi fino a che, a m 51 dall'imboccatura, si amplia in una sala la cui larghezza massima è di m 9. Mentre galleria e corridoio conservano un'altezza media fra i m 1,70/2,50, la sala raggiunge quella di m 5/6, dovuta però a crolli antichi, almeno due sicuri, sulla cronologia dei quali torneremo. Delle frane rimanevano nel 1937 i massi sul piano del corridoio e di quasi tutta la sala. Comunque, considerando sala la parte più ampia della grotta, la sua lunghezza sarebbe di circa m 23, escluso il cunicolo di m 9.  In complesso, lo sviluppo della caverna è di circa m 83 in lunghezza, per m 2,30/9 di larghezza. Per quanto riguarda la larghezza, però, si deve tenere presente che a sinistra, volgendo le spalle all'ingresso, parte della galleria e della sala sono fiancheggiate da una specie di corridoio a quota più bassa, ricavato artificialmente, come si poté constatare nel tratto che venne scavato, nell'argilla sedimentaria”.

 

 

                                                                                      Gli scavi                                            I reperti