Antonio Collisani

 

Nacque a Petralia Sottana il 22 maggio 1911, da una famiglia che a Petralia viveva da molte generazioni; il nome di un    Giuseppe   Collesano   figura  nell'iscrizione del 1671 che sovrasta l'ingresso laterale del Duomo. Ereditò dal padre l'amore per l'arte, la storia e le tradizioni popolari e di lui raccolse in un volume i racconti e le ricerche storiche pubblicate sulla rivista madonita “Giglio di roccia”. Visse la sua giovinezza per lo più a Petralia. L'amore per la natura lo portava a frequenti escursioni nelle montagne circostanti. Amava stringere amicizie con contadini e pastori da cui comprava, quando era possibile, borracce di zucca, bicchieri di corno, posate intagliate nel legno, sculture ricavate da radici; in ogni manufatto vedeva, e sapeva far vedere  la  traccia e il senso dell'intelligenza umana. Partecipò come attore e come scenografo alle rappresentazioni organizzate nel teatro “Grifeo” di Petralia Sottana, dalla compagnia filodrammatica del Dopolavoro fondata e diretta dal padre. Nel 1943 fu chiamato in Africa per la guerra. Qui fu fatto prigioniero e portato negli Stati Uniti nel campo  militare   dove   trascorse   due  anni, in Arkansas, era conosciuto come “the artist”. Tornato in patria nell'ottobre del 1945, riprese la sua carriera di magistrato come pretore a Caccamo e, dal 1948, al tribunale di Palermo. Continuò sempre a   coltivare  il   suo   interesse   per   l'arte   antica  e  moderna e, nel 1971, aprì una galleria d'arte, “La persiana”, che fu per più di quindici anni luogo d'incontro di artisti e intellettuali. Nell'aprile del 1990, a poco più di due anni dalla sua scomparsa, in occasione della presentazione del catalogo della collezione archeologica, Paolo Emilio Carapezza, uno degli oratori insieme ai professori Hans Isler e Vincenzo Tusa, definì Antonio Collisani, dipingendolo perfettamente, “un rabdomante della bellezza”.